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Il tirolo e la sua storia > Uomini e genti trentine
"Uomini e genti Trentine durante le invasioni napoleoniche  1796 - 1810"
di prof. mons. Lorenzo Dalponte - Edizioni Bernardo Clesio Trento anno 1984

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Nel vuoto di potere verificatosi nella nazione tirolese dopo la vittoria di Napoleone a Wagram sugli Austriaci e più esattamente nel periodo tra l'Armistizio di Znaim dd 12 luglio e il trattato di pace che sara firmato a Schönbrunn il14 ottobre, ad INNSBRUCK, dopo la liberazione di agosto, il popolo invita il vincitore ANDREAS HOFER ad assumere l'amministrazione della città e la reggenza di tutto il Tirolo.
A TRENTO, dove nelle settimane seguenti la situazione si è fatta ancora più difficile e confusa per l'incapacità e la rivalità dei luogotenenti hoferiani, un Comandante Giudicariese, BERNARDINO DAL PONTE, sostenuto dalle sue compagnie, decide con un PROCLAMA del 16 settembre di assumere la diretta difesa del Tirolo Meridionale. Ma chi è in realtà Bernardino Dal Ponte?  La seguente ricerca lo trae, con altri umili ma coraggiosi personaggi trentini, dalle ombre della storia
Il Colonnello Christian Conte yon Leiningen, dopo la prima liberazione di Trento, ebbe dal Mar. austriaco Ch. Chasteler il comando militare del Tirolo italiano. Non si acquistò grandi simpatie presso i collaboratori trentini. Il cancelliere generale, Francesco De Riccabona, scisse: «Era un prepotente autocrata, che ci ripeteva spesso: “qui sono io l'imperatore! ”. Il 26 giugno 1809 il Leiningen aveva ordinato ad alcuni capitani di sciogliere le loro compagnie di bersaglieri per cattivo comportamento ed inoltre aveva chiesto allo stesso A. Hofer di non voler proteggere il capitano Sebastiano Garbini perché su di lui aveva rilevato pesanti accuse. A. Hofer difese il Garbini e lo fornì di lettera di raccomandazione, come verrà meglio narrato in seguito a pag. 118 e nella nota 1 a pag. 127.
Anche il Dal Ponte intervenne con questo avviso del 23 agosto a difendere il Garbini. In quel momento il Col. Leiningen era assente, lontano, in Austria.
Dopo la sconfitta di Wagram l'esercito imperiale austriaco è obbligato ad abbandonare tutto il Tirolo che resta in mana agli insorti contadini. Nella Hofburg di Innsbruck, Andreas Hofer diventa il Comandante Superiore del Tirolo e tiene in mano, come può il settore militare ed amministrativo. A Trento, il governo appare affidato ad un quadrumvirato male aggregato. Le compagnie sono nell'incertezza, non hanno munizioni, mancano di armi e di viveri e sono a conoscenza che i Francesi stanno preparando una nuova invasione. Da Primiero si supplica A. HOFER “a volerci consigliare ed istruire per saperci dirigere”. Ma A. Hofer è ad Innsbruck con grossi problemi locali; il suo primo luogotenente per  il Trentino, Jacob Torggler, non sa nè leggere nè scrivere, il secondo, Morandell da Caldaro, non si muoverà mai da casa sua. Allora il Dal Ponte, mettendo a repentaglio carriera e vita, prende il potere e si proclama Comandante del Tirolo Italiano. Lo sarà solo per una settimana.
1) Si cercava salnitro o nitrato di sodio affannosamente in ogni valle. Veniva usato per la preparazione dell'acido nitrico e degli esplosivi (tritolo e polvere da sparo).
Da verbale del cancelliere comunale Bernardi di Trento, del 21.08.1809: «Il Signor Dal Ponte, Comandante della colonna entrata in città, si porto dal Magistrato e promise dal canto suo ogni assistenza e protezione per la città di Trento: fu questo il momento che si concepì a favore di esso le migliori speranze».
- In quel giorno il Dal Ponte svolse una febbrile attività: sistemò opportunamente molte compagnie di bersaglieri, volle la guardia civica alle porte della città, emanò di suo pugno alcuni importanti avvisi per il mantenimento dell'ordine tra la cittadinanza e il militare. N.B. L'originale autografo del presente avviso si conserva al Ferdinandeum di Innsbruck, sotto la voce «Dal Ponte».
BERNARDINO DAL PONTE, quale Comandante Superiore del Tirolo Italiano, venne proditoriamente tolto di mezzo e trasferito nelle carceri di Innsbruck (cfr. pag. 126). A nulla valse presso Andreas Hofer la mediazione di Padre Josef Daney, che egli stesso riporta nelle sue memorie
Josef Daney (J 782-1826), di Silandro. Ordinato sacerdote a Roma nel 1805 svolse la sua attività in pili luoghi, principalmente ad Innsbruck, anche nel periodo dell' occupazione bavarese, come cappellano delle carceri. Dopo la battaglia del 13 agosto 1809 si prodigo generosamente nella cura e nell' assistenza sia dei patrioti tirolesi che dei franco-bavaresi. Continuò la visita alla Kräuterhaus, alle carceri, dove nei mesi d' agosto e settembre confluivano gli ar­restati per ordine di Andreas Hofer.
Le sue “Erinnerungen”o Memorie, sono un documento interessantissimo e autorevole. Si prese a cuore la sorte di alcuni detenuti, perche aveva forti dubbi sulla fondatezza delle accuse.
A pag. 185 delle Memorie scrive: “Mi presi a cuore la dura sorte di un certo signor Indest di Vipiteno, accusato di tradimento, mentre egli si protestava innocente e vittima di false calunnie da parte di nemici personali. Chiedeva l'unica grazia di una mia intercessione presso A. Hofer perché volesse istruire un .processo e dargli la possibilità di difendersi.
Chiedevano la stessa grazia il Capitano Dal Ponte, uomo elogiato per il suo passato coraggio, e un certo Garbini, ch' era li con pesanti catene ai piedi. Anche questi ultimi comandanti affermavano insistentemente di non aver commesso il minimo reato, anzi al contrario, si vantavano di alcune eroiche azioni in diverse circostanze nel Tirolo 1taliano”.
Peter Daney, il 13 ottobre in un'udienza con A. Hofer, dopo averlo aiutato a decifrare alcuni scritti con la conoscenza ch'aveva dell'italiano e del francese, lo pregò di voler sottoporre ad interrogatorio i carcerati della Kräuterhaus e ne riportò il colloquio:
Io:” Non so in cosa consistono i loro misfatti, non so se sono innocenti o colpevoli; non prego per la loro liberazione ma semplicemente per la giusta grazia che le accuse contro di loro vengano esaminate da un giudice imparziale».
Hofer: “Reverendo! Non mi parli di questi mascalzoni. Sono stati giustamente tolti di mezzo, hanno tormentato già troppo a lungo le popolazioni tirolesi. Che comandanti sono costoro che derubano la propria gente? Mascalzoni sono, io non li ho fatti comandanti».
Io: «Ma non potrebbero gli accusatori essere dei calunniatori o degli ignobili furfanti? Il Dal Ponte mi disse che, se un giudice onesto trova in lui una sola colpa, accetta di essere da Lei fatto impiccare su una pubblica piazza. In ogni stato si sottopongono a giudizio ladri e assassini. Anche Lei, come Comandante Supremo, ha il dovere di interrogare i suoi arrestati».
Hofer:«Non posso farlo e se li faccio esaminare dai Signori (giudici) sono tutti innocenti. Adesso basta, non voglio più sentirne parlare».
A. Hofer era di “übe1ster Laune” in quel giorno, di pessimo umore, e Daney non ottenne nulla. I prigionieri restarono inascoltati nella Kräuterhaus, fino al 25 ottobre, quando furono liberati da colora contro i quali avevano combattuto.
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