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Il tirolo e la sua storia > Uomini e genti trentine > i Bersaglieri Tirolesi
"Uomini e genti Trentine durante le invasioni napoleoniche  1796 - 1810"
di prof. mons. Lorenzo Dalponte - Edizioni Bernardo Clesio Trento anno 1984

6) "I Bersaglieri Trentini - c) Nel canto nell'arte

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Non va ignorato un altro aspetto della mobilitazione dei bersaglieri tirolesi: l'espressione ch'essa trovò nel canto.
E significativo che il movimento di resistenza all'invasore ed il sentimento di difesa della patria abbia immediatamente trovato una eco nel gusto del canto dei giovani combattenti montanari e sia stato espresso in canzoni dalle forme semplici, facilmente recepite, orecchiabili ed agevolmente ripetute.
Oltre cento canzoni di guerra sorsero in mezzo alle compagnie in marcia per opera di novelli trovatori e musicanti dalla facile vena artistica, in parte conosciuti ed in gran parte sconosciuti. Talune canzoni furono così profondamente sentite da resistere nel tempo per decenni e da diventare patrimonio dei canti di popolo.
Sono un prezioso sussidio per penetrare in qualche modo nell’atmosfera della lotta per la libertà tirolese.
La maggior parte di queste canzoni sono in tedesco; non mancano quelle italiane, assai interessanti per quanto esprimono, anche se manca l'aiuto interpretativo della melodia.

Conosciutissima nel 1796 e negli anni seguenti fu la “canzonetta ai Bravi e fedeli Tirolesi», cantata sull'aria “Non ride la moglie del ladro”:
Una rarità anche dal punto di vista tipografico è un libretto minuscolo e di poche pagine con il testo d'una «Canzonetta nuova, dei bersaglieri ai Francesi l'anno 1796».   In calce è scritto: “Trento per il Monauni li 10 Novembre».
Un'altra canzone popolare trentina è riportata dall'Almanacco Tirolese del 1918:
Con quei motivi melodici che trascinano dilettevolmente con sé anche il testo più curioso furono cantate nel Tirolo fino alla prima guerra mondiale due note canzonette. La prima in italiano: «Evviva il TiroloI potenza del mondo I Francesco Secondo vogliamo servire. Vogliamo servirlo I per terra e per mare I La nostra bandiera I La è gialla, la è nera ecc. La seconda in tedesco, inneggiante al Generale dei Contadini Laudon che respinse la seconda invasione Francese nel l797: «La-La-La-La Laudon rückt an /. Er rückt rückt ins Welschland 'nein. I Nimmt Städt' und Lander ein. I La-La-La-La-Laudon» ecc. Il che significa:
“. .. Laudon si avvicina, entra nel Tirolo Meridionale, conquista città e paesi ...».
I sentimenti che sostengono la lotta e la resistenza contro i Francesi trovano pure riscontro in alcuni componimenti dell'epoca dovuti alla penna di capaci verseggiatori. Il sonetto seguente e del roveretano Carlo Tacchi ed e dedicato ancora al Gen. Barone Loudon, liberatore del Tirolo:
Sul finire del luglio 1796, alla vigilia della prima invasione francese, su un foglio volante di 4 paginette, in tre colonne, stampato a Rovereto, compare una lunga poesia di 607 versi, dalle immagini vivaci e colte, scritta con sicurezza di metrica e di rima. E’ rivolta da un anonimo poeta che si chiama buttero italiano “Al Corso Bonaparte” ...
Con la sollevazione dell' aprile del 1809 si formarono nuovamente le compagnie, che nelle marce di spostamento fecero sentire vecchie e nuove canzoni. Scrive il giudicariese Ongari: “ Il 21 aprile, per Spiazzo, passarono andando verso Tione diverse compagnie di Nonesi e Solandri, consistenti in circa 900 uomini, con i loro tamburi e bandiere, comandati dal Maggiore Stanchina e siccome nel passare suonavano e cantavano una nuova canzone analoga alle circostanze, sono andato a Borzago ... e avendomi favorita detta canzone, l’ho copiata tutta intera».
Non si e rinvenuta la trascrizione ne nel quaderno delle memorie e nemmeno tra gli scritti personali dell'Ongari. Con ogni probabilità la canzone in oggetto corrisponde al testo di un doppio foglio manoscritto trovato nell'archivio della famiglia Taddei de Mauris di Malé che in quell'epoca aveva un capitano tra «i difensori della patria». Il pensiero è espresso qua e là in maniera poco elegante; si presta tuttavia ad essere cantata su un'arietta marziale, con cadenze perfino aspre e dure. Inizia col titolo: “Canzoneta contro Bonaparte e Bavaresi dell'Anno 1809”: e continua cosi:
Dello stesso Ongari invece ci è rimasta una composizione personale, «in 10 quartine, intitolata Il Panegirico a Bonaparte, sull'aria dell'altra canzone Bonaparte Gran guerriero». L'Ongari non affidò la composizione alle sue Memorie, la consegnò invece ad amici perché la facessero leggere ad Andreas Hofer e magari anche all'Arciduca Giovanni d'Austria.
La canzone fu pubblicata per la prima volta nella “Neue Tiroler Stimmen» del 1909, N° 196, con accanto la versione in tedesco ed un breve commento redazionale. Come il lettore potrà constatare, il testo, anche senza l'accompagnamento della musica, è ricco di immagini e di brevi riflessioni e traduce efficacemente lo spirito popolare che è tutto in rivolta contra il dominio franco-bavarese. Porta il titolo: “Canzonetta per i Volontari Tirolesi, fatta nel mese di Maggio dell'anno 1809 da Giuseppe Ongari, sergente della Compagnia Chesi:
Non poteva mancare un brano poetico che riguardasse il Comandante Supremo Andreas Hofer. Ecco il sonetto che i comandanti delle Compagnie facevano frequentemente circolare tra i loro uomini, perché era espressamente dedicato all'Hofer come “comandante dei sollevati, chiamati difensori della patria”:
Anche nella pittura sono reperibili quadri di pittori che godono di una certa fama nella storia dell'arte.
GIOVANNI GALVAGNI di Isera,
portato dai Francesi nel 1809 nelle prigioni di Mantova, dipinse uno scontro sul Monte Baldo e precisamente nella zona di San Valentino. Il quadro è ora in possesso del Museo Diocesano di Bressanone. Sono riconoscibili i bersaglieri di Lana, Castelrotto e Bressanone accanto a quelli trentini.
Un secondo, che ritrae pure scene di battaglia sul Monte Baldo, è  ora proprietà d'una nobile famiglia di Bolzano.
Un terzo acquerello di Plazidius Altmutter rappresenta la battaglia di Segonzano del 2 novembre 1796.
Due pittori di valore, Franz de Defregger (1835-1921) e Albin Egger-Lienz (1868-1926) illustrarono l'insurrezione hoferiana con ben 19 quadri storici di tono popolare ma suggestivo.
L' elenco dei documenti pili 0 meno artistici che ricordano l' epoca delle compagnie dei bersaglieri potrebbe continuare a lungo; molti ovviamente sono andati perduti ed altri attendono di essere riscoperti. Le voci qui riportate sono tuttavia sufficienti per far comprendere che la lotta contro l'invasore Francese era vista e sentita come una lotta per la liberta della propria terra.
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