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Cronistoira giudicariese 1808

Il tirolo e la sua storia > Uomini e genti trentine > cronistoria giudicariese 1796 - 1809
"Uomini e genti Trentine durante le invasioni napoleoniche  1796 - 1810"
di prof. mons. Lorenzo Dalponte - Edizioni Bernardo Clesio Trento anno 1984

12) Cronistoria giudicariese 1808

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L'anno 1808 parve cominciare sotto migliori auspici per i festeggiamenti rivolti al Re Massimiliano di Baviera, che in compa­gnia del principe ereditario aveva fatto visita a Milano alla figlia Augusta, moglie del Viceré Eugenio. A Riva, Arco e Rovereto fu accolto in festa, con spari di mortaretti e luminarie, tanto da fargli esprimere “la sua soddisfazione per questi buoni e Fedeli trentini”.
Maria Teresa d'Asburgo (1717 - 1780) fu tra l'altro arciduchessa regnante d'Austria e imperatrice consorte del Sacro Romano Impero
Ma l'amministrazione dei territori continuava imperterrita ad imporre nuovi regolamenti nella vita sociale senza  tener canto di usi e di tradizioni secolari. Era una pioggia frenetica di circolari e di ordinanze per ogni settore della vita pubblica e privata: una  media di 17 decreti al mese, che i giudici distrettuali dovevano severamente applicare e controllare.
Con decreto del 17 gennaio fu abolita la dieta provinciale con i quattro suoi stati, alto clero, nobili, cittadini e contadini. Il Tirolo fu diviso in tre grandi distretti, quello dell'Inn con capitale Innsbruck, quello dell'Isarco con capitale Bressanone e quello  dell'Adige con Trento, affidato sempre al Commissario Conte Giovanni Welsperg.
Alle chiese fu imposto il nuovo regolamento delle Sacre Funzioni:
Le Sante Messe si dovevano celebrare  unicamente all'altare maggiore, e solo nella prima domenica del mese era  consentita l'esposizione dell'ostensorio per la benedizione finale; nelle altre  domeniche si doveva usare la Sacra Pisside. In una delle messe erano prescritti  canti “normali”, non più in latino, ma in lingua volgare. Furono abolite tutte  le processioni devozionali, tranne quelle di San Marco, del Corpus Domini e  delle Rogazioni, con l'obbligo di non allontanarsi più di un quarto d'ora dalla  chiesa.
Per la Quaresima i fedeli, ch'erano abituati ad avere un predicatore straordinario, dovettero accontentarsi del loro  parroco o curato; e nella commemorazione dei defunti fu interdetta ogni  processione al cimitero, e perfino la benedizione delle tombe. Tutto doveva  svolgersi in Chiesa e il suono delle campane che allora durava tutta la notte fu limitato a 7 minuti.
Anche l'insegnamento della dottrina cristiana fu disciplinato con un apposito decreto che obbligava i sacerdoti in Chiesa ed i maestri nelle scuole ad usare unicamente il testo catechistico dello  Jais.
Medici e chirurghi, che non avevano  studiato presso un'università austriaca, dovettero sottoporsi ad un esame di idoneità presso I'Università di Innsbruck, ad eccezione di quelli più anziani e che godevano d'un sicuro buon credito.
Tra le novità degne di nota merita d'essere segnalata l'introduzione della carta bollata negli atti giudiziali e notarili, un'espediente inaspettato dell'erario pubblico alla ricerca di fonti d'entrata. Ma la legge che esasperò le valli è dell'autunno 1808 e riguarda la leva militare.
I giudici distrettuali iniziarono l'anagrafe dei giovani dai 18 ai 23 anni, controllando i registri degli archivi parrocchiali e segnando poi la  residenza dei vivi, ed inviando agli interessati la comunicazione di tenersi pronti per la chiamata al servizio nell'esercito. Con l'occasione la registrazione dei nati, dei morti, e dei matrimoni fu sottratta alle parrocchie e passò agli uffici comunali.
Per il resto, per quanto riguardava  l'andamento stagionale, l'annata fu decisamente buona perché ricca di piogge  durante tutta la stagione estiva. Già nel mese di luglio vi fu un' abbondante  raccolta di ciliegie, soprattutto di marasche, tanto da permettere alle famiglie  di farsi del mosto e del vino, a cui seguì una generosa raccolta di biade, con  un lungo bell'autunno, interrotto solo da una momentanea burrasca di neve al 20  di ottobre.
Fece clamore un grosso furto commesso  da sconosciuti nella notte dal 15 al 16 marzo in una casa padronale di Rango di  Bleggio, dove fu ferito il capofamiglia e spogliato di quanto aveva in casa in denaro e viveri. Fu diramato un ordine immediato in tutte le valli perché, con la gendarmeria, le singole comunità mandassero uomini armati a controllare le strade ed i passi. Dei ladri non si scoprì alcuna traccia, ma l'episodio non rimase isolato, con esso ricomparve il tristo fenomeno della fine del 1797.
Dal vicino Regno d'Italia numerosi giovani avevano raggiunto i paesi trentini pur di sfuggire al servizio militare,  che in quel periodo ne avviava molti verso la Spagna, dove una generale insurrezione popolare stava impegnando la truppa d'occupazione francese in una feroce e sanguinosa guerriglia. Questi giovani immigrati, sprovvisti di tutto, cercavano un'occupazione presso singole famiglie, e non trovandola, si univano in gruppi e vivevano alla macchia, ricorrendo, per sopravvivere, anche ad atti di brigantaggio. Più volte nel corso dell'anno fu ordinato ai Sindaci di costituire picchetti di guardie armate per il controllo dei forestieri e per l'arresto delle persone sospette.
Poiché Napoleone aveva sempre più bisogno di soldati, il fenomeno delle diserzioni raggiunse proporzioni mai viste anche se la caccia ai disertori era implacabile. Se per caso venivano riacciuffati, il processo era sbrigativo e terminava con la condanna a morte. Spesso con un lugubre spettacolo, completamente rasati dei capelli, dei baffi e delle sopracciglia, alla presenza delle truppe e al rullo dei tamburi, venivano fucilati ai margini delle città; e questo per togliere ai soldati ogni voglia di diserzione.
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