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la genesi delle Compagnie_2

Il tirolo e la sua storia > la Genesi delle Compagnie
La genesi delle compagnie degli Schützen (2)

       tratto da
"La tradizione degli Schützen nel Tirolo di lingua italiana" Erich Egg volume pubblicato
              dalla Compagnia Schützen "Major Enrico Tonelli" di Vezzano (TN)                      
Grafiche Futura Mattarello (TN)                       

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Lo stemma della Città di Trieste è costituito da uno Scudo francese antico di color rosso con un'alabarda argento il tutto timbrato da una corona muraria da città.
Essi ricevevano una diaria dall'amministrazione regionale ed un rimborso spese dal principe del Tirolo.
  All'approssimarsi di un pericolo, spesso improvviso, la milizia o meglio gli iscritti nei ruoli della "leva di massa" più vicina al luogo minacciato (erano uomini da 16 fino a 60 anni) venivano chiamati in servizio con i rintocchi delle campane della chiesa parrocchiale.
  Pur non disponendo di artiglieria, peraltro di relativa efficacia in montagna, i tirolesi erano bene armati, tanto che combattevano spesso in posizione di superiorità. La milizia, vale a dire le compagnie (anch'esse entità amministrative fino al 1848), erano armate - come l'esercito - di schioppi (moschetti) o dei cosiddetti "stutzen" da tiratore, le armi per il tiro a segno insomma. Si disponeva, tal volta, di fucili autentici, di produzione non artigianale.
  II presupposto fondamentale della difesa territoriale era dunque il mantenimento della liberta personale dei tirolesi e naturalmente portava come conseguenza la loro disponibilita al richiamo alle armi. Fino al 1938 ogni nordtirolese poteva portare in pubblico, in strada, si intende senza bisogno del "porto d'armi", un fucile scarico. Sin dall'antichità questa era stato un simbolo, quello dell'uomo libero. Era invece necessaria una licenza per detenere una pistola, ritenuta - con un filo di malizia - arma di offesa.
La facoltà di portare il fucile teneva sempre alto l'orgoglio dei tirolesi, specie dei contadini. Dal canto loro i vari governi dovevano tenere d'occhio questi loro sudditi sempre armati!
Per il resto la detenzione di armi da fuoco personali giovava decisamente al conseguimento del successo in termini di difesa territoriale.
E si sa che ai tirolesi fu sempre prescritto di non mettere mai piede al di fuori dei confini del Tirolo, in altre parole fu loro proibito di prendere iniziative aggressive al di fuori del territorio tirolese.
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C'era infine una grande caratteristica che li coinvolgeva tutti: la pratica del tiro al bersaglio, che esigeva uno spirito del tutto particolare, che li animava in ogni momenta fosse necessario difendere la patria tirolese.
 Gli Schützen (o, tradotto nell'epoca napoleonica, cacciatori o bersaglieri tirolesi, n.d.t.), armati prima con balestre, dal 1450 con archibugi e poi con gli stutzen, possedevano anche fucili a canna lunga cioè in grado di controllare la pallottola particolarmente sulle lunghe distanze. Gli Schützen sostenevano che i loro schioppi erano migliori di quelli dell'esercito, che erano usi a sparare salve frontali in battaglia.
 Essi si definivano una organizzazione di volontari, che avevano la prerogativa comune di una passione "sportiva", il tiro a segno. Ed ogni anno principi o governo regionale premiavano i tiratori che si erano distinti nella specialità.
 Tuttavia le compagnie Schützen non facevano parte dell'organizzazione militare, anche se erano assai temute proprio per il continuo esercizio che facevano oltre che per il tipo di armi che usavano. In caso di guerra, grazie alla disinvoltura con cui si muovevano, erano in grado di infliggere seri danni al nemico e costituivano comunque un notevole potenziamento delle capacita difensive del Tirolo.
 I loro attacchi improvvisi, portati da passi montagnosi angusti, dai quali sparavano tutti, gli ufficiali, gli alfieri, i trombettieri compresi, gettavano lo scompiglio fra le truppe chiuse a quadrato lasciandole senza comando e ordini. Questa fu la tattica adottata da Andreas Hofer nella battaglia del Bergisel del 13 agosto 1809. Egli ordinò di non precipitarsi verso la pianura sottostante per non essere decimati dai cannoni nemici, ma di attaccare i francesi nel momento in cui salivano i pendii della montagna,  mettendosi allo scoperto e costituendo così un bersaglio preciso.
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