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tirolesi lingua italiana_2

Il tirolo e la sua storia > Il contributo
Il contributo dei tirolesi di lingua italiana
alla difesa del Tirolo  (2)

tratto da
"La tradizione degli Schützen nel Tirolo di lingua italiana" Erich Egg
volume pubblicato dalla Compagnia Schützen "Major Enrico Tonelli" di Vezzano (TN)
Grafiche Futura Mattarello (TN)

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Soldati e militi tirolesi irruppero quindi, con frastuono di tamburi e squilli di tromba, su tre lati, dando addosso ai veneziani. Questi, colti di sorpresa, fuggirono, cavalieri e fanti, gridando "al ponte, al ponte!" (9). I tirolesi, inseguendoli da presso, li costrinsero a combattere. Il comandante Sanseverino e più di mille veneziani trovarono la morte nel fiume Adige. I tirolesi perdettero cinquecento uomini ma misero insieme un buon bottino lasciando il campo di battaglia. Il magistrato di Trento decise che, da allora in poi, il 10 agosto fosse considerato giorno festivo. Il principe autorizzò poi gli Schützen della Passiria e di Thaur a portare la propria bandiera, mentre il re Massimiliano I autorizzò e caldeggiò l'erezione di un sontuoso monumento tombale, collocato nel duomo di Trento e dedicato al comandante dei veneziani caduto nella battaglia di Calliano (da notare che la bandiera con il Leone di San Marco è rovesciata in segno di sconfitta. Solo recentemente l'Arcivescovo di origine veneziana A. Gottardi la fece rimuovere dal monumento, n.d.t.). Sul campo di battaglia venne eretta una cappella commemorativa(12) . Alla fine del conflitto i veneziani conservarono Rovereto ma il Tirolo dovette versare, a pace fatta, un indennizzo di centomila gulden. Fu allora che, seppure a caro prezzo, le pretese espansionistiche veneziane nella Valle dell' Adige furono definitivamente vanificate.
  Con l'investitura dell'imperatore Massimiliano avvenuta in Tirolo nel 1490 la nostra terra fece il suo ingresso nel grande teatro degli eventi bellici d'Europa, dove Spagna e Francia (stati nazionali) combatterono contro lo stato "multinazionale" di Massimiliano in sostanza contestandone la posizione consolidata soprattutto in Italia.
  Il Tirolo non era 'soltanto una terra di transito ed il "deposito di armi" di Massimiliano, ma fu sicuramente anche un rifugio adatto ad acquartierare - fra il 1509 ed il 1516 - le truppe imperiali a nord delle fortificazioni di Verona.
  Quell'epoca(l3) fu comunque un momento importante e glorioso sia per l'esercito imperiale che per le milizie territoriali, per i loro comandanti, per i loro capitani. Fra di essi figurarono - fra il 1500 ed il 1600 - numerosi nobili tirolesi del sud: Paride Lodron, Giovanni Castel alto, Gerardo conte d'Arco, Aliprando Thunn e Baldassare di Caldes, questi ultimi caduti nella battaglia di Ceresola. E poi i liberi signori di Madruzzo, che combatterono al servizio degli Asburgo. Essi furono Giovanni Gaudenzio, che combatté a Pavia come comandante di un reggimento tedesco, e Nicolò, che nel 1555 prese parte a combattimenti in quel di Siena, e poi Aliprando, che morì in battaglia nel 1547. Infine Giorgio e Federico, che si erano messi al servizio della Spagna: ambedue poi caduti prigionieri dei Turchi. Contro i quali, in Ungheria, combatté anche Gaudenzio nel 1594 (egli morì nel 1618 a Riva).
 I più anziani dei nobili del Tirolo del sud ebbero modo di prendere  parte alla battaglia di Pavia del 1525 ed al "sacco di Roma" (9) del 1527. Giovanni Battista Lodron cadde in Italia, Antonio Lodron presso Roma.  Ludovico Lodron cadde, al comando delle sue compagnie di tirolesi, nella  battaglia di Esseg nel 1537, contro i turchi.
 È vero, questi comandanti assieme con le loro milizie contadine non  si occuparono precisamente di difesa del Tirolo; in ogni modo combatterono per  l'Austria o quanto meno per la casa d'Austria.
 Sicuramente Massimiliano non aveva intenzione di affidare la difesa  delle montagne alla milizia contadina: il suo intendimento era che tutti i  tirolesi se ne occupassero. A questo scopo egli emanò, con l'approvazione della  dieta del Tirolo, il cosiddetto Landlibell del 1511, base giuridica ed operativa  della difesa territoriale del Tirolo, legge fondamentale che rimase in vigore  fino al 1870. A seconda dell' entità del pericolo essa prevedeva il reclutamento  di cinquemila,diecimila o ventimila uomini.
 Nel primo caso, col richiamo di cinquemila unità, milleseicento  uomini avrebbero dovuto essere forniti da ecclesiastici e nobili, gli altri  tremilaquattrocento da città e distretti amministrativi del territorio. A carico  dei primi rimaneva l'obbligo della corresponsione del soldo necessario.
 Il servizio aveva la durata di tre mesi e la dieta regionale aveva  incarico di provvedere alla forni tura delle armi e degli equipaggiamenti  necessari nonché alla copertura delle spese di mantenimento. L'imperatore si  impegnava a non dichiarare guerra senza l'autorizzazione o contro la volontà  della dieta.
 Il Tirolo contava al tempo circa cinquecento mila abitanti: da  richiamare uno ogni cento per il contingente di cinquemila uomini ed uno ogni  cinque per quello di ventimila. I richiamati dovevano essere impiegati  esclusivamente per la difesa del territorio tirolese e non anche fuori dai suoi  confini. I principi vescovi di Bressanone e Trento, relativamente ai territori  di loro competenza, erano tenuti a mettere a disposizione della leva tirolese  una quantità di uomini corrispondente e calcolata con lo stesso criterio di cui  sopra. In occasione della insurrezione contadina del 1525, che assunse notevole  entità soprattutto nel Tirolo meridionale, ebbe spicco l'iniziativa di alcuni  contadini della Val di Non, che arriivarono perfino ad assediare il principe  vescovo Bernardo Cles nella città di Trento. Contrastati da milizie reclutate  con le norme del Landlibell dovettero soccombere.
  Secondo il dettato della nuova legge nel 1520 e per la prima volta  si provvide a suddividere il Tirolo meridionale in diversi settori funzionali  alla difesa del territorio. Si era notato infatti che - fino al 1547 - il nemico  proveniva sempre da sud. Depositi e magazzini di armi furono pertanto istituiti  a Cles, a Coredo ed alla Rocchetta, per le Valli di Non e di Sole (per  quest'ultima circa millecinquecento lance).
 Nel caso in cui il Tirolo meridionale non fosse riuscito a fornire  una milizia adeguata alle circostanze, le compagnie tedesche del distretto della  Valle dell' Adige avrebbero dovuto sopperire secondo necessità. Mentre in caso  di attacco nemico attraverso il Tonale i distretti di Konigsberg (Monreale),  Mezzocorona, Segonzano, Stenico, Rendena e Giudicarie avrebbero dovuto fornire  cinquecento uomini. In caso di attacco diretto alle Giudicarie il distretto  della Val di Non avrebbe dovuto correre in aiuto con un contingente di almeno cinquecento uomini. In ogni caso un attacco nemico organizzato (si ipotizzavano  condizioni di vera emergenza) avrebbe dovuto comportare la disponibilità di  qualche migliaio di uomini: circa duemila fra Val di Non e Val di Sole, ma anche  quattrocento dalla bassa atesina (da Bolzano fino a Lavis) e cinquecento dal  Burgraviato (Merano).
  Nel 1552, dopo la seconda incursione delle truppe protestanti nella  Valle dell'Inn, i distretti per la difesa del Tirolo meridionale vennero  ristrutturati(I4) : Riva, Calliano,  Valsugana con Telve, Castel alto e Ivano, Vallarsa con Folgaria e Lavarone, Val  di Sole con passo Tonale e Castel Ossana, Giudicarie e Primiero. L'ordinanza di  mobilitazione del 1556 riduceva a centocinquanta gli uomini da fornire da parte  della bassa Valle dell' Adige per la difesa del confine meridionale, mentre  chiamava anche la Val Pusteria a contribuire ad essa con un contingente di 751  uomini, sempre nel caso di minaccia di invasione nemica.
  Ogni compagnia del Land Tirol aveva un organico da centocinquanta fino a duecento uomini. In occasione del richiamo del 1610, l'intero Tirolo del sud contribuì con novecento uomini, di cui duecento dalla città di Trento,  duecento dalle Giudicarie e cinquecento dalla Val di Non. Questi ultimi dovevano  essere disponibili come unità di rinforzo, a beneficio della valle dell 'Inn e  della Pusteria, anche se il pericolo di invasione nemica non fosse venuto dal  meridione. Tale provvedimento si rese necessario anche negli anni 1546, 1547 e 1552, in occasione dei tentativi di invasione della valle dell'lnn, che di conseguenza fu inserita stabilmente nella struttura difensiva territoriale.  Ancora: in occasione di un grosso attacco su Riva, Stenico e la Valle di Non  fornirono cinquecento uomini, la Vallagarina cinquecento e la Valsugana trecento. In aiuto delle Giudicarie venne poi un contingente di cinquecento uomini provenienti dal distretto di Trento.
 Già intorno al 1550 gli Schützen vennero dotati di fucili (moschetti) costituendo la colonna portante della difesa territoriale. E fu allora che si cominciò a costruire, un po' dappertutto, degli autentici tiri a segno nei quali ebbe inizio e successivamente grande impulso l'esercizio  "sportivo" del tiro. In precedenza erano esistite alcune società di tiratori, ma  come fenomeno decisamente secondario. Fu allora che l'attività del tiro a segno  venne per così dire ufficializzata, tanto che perfino l'arciduca Ferdinando II  (1566-1595) si era scoperto un discreto quanto appassionato tiratore, prima di  diventare principe del Tirolo(15).
  Dopo un periodo di relativa pace dal 1552 al 1600, nuovi venti di  guerra spirarono al nord (guerra dei Trent'anni, 1618-1648). Ciò costrinse i  tirolesi a ristrutturare ancora oltre che potenziare il sistema della difesa  territoriale. Già nel 1605 venne emanata una nuova ordinanza di richiamo alle  armi, che regolò - in particolare - l'obbligo di aiuto reciproco, scambievole  fra i vari distretti del Tirolo. Per la prima volta l'intera organizzazione  difensiva territoriale venne sottoposta al controllo di un comandante generale,  nella persona di Giovanni Gaudenzio Madruzzo, già stimato colonnello nelle  guerre contro i turchi. Al suo comando stavano i capitani delle varie zone:  Trento e tutto il confine meridionale. Ad esempio Giorgio Gugliemo d'Arsio nelle  Valli di Non e di Sole e Sigmund von Welsberg in Valsugana e Primiero.
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(9) In italiano nell'originale.
(12) Si trattò di una vera e propria chiesa, intitolata al Santo martire  Lorenzo, eretta per esplicita volonntà dell'arciduca Sigismondo, ora  parrocchiale di Calliano.
(13) Massimiliano I, con la sua intuizione che era necessario garantire la  sicurezza del Tirolo creando unità di elementi locali operanti sul posto anche  in relazione alle molto dinamiche implicazioni che gli derivavano dalla sua  veste di imperatore, promosse alfine la legge costitutiva della difesa  telTitoriale in Tirolo, il Landlibell del 1511. Si fece proclamare imperatore  romano eletto dai legati pontifici a Trento il 4 febbraio 1508. Vedere anche sub  (6).
(14) Nel 1500, in conseguenza di uno  stato di guerra quasi permanente, le ordinanze di difesa furono numerose e si  susseguirono periodicamente negli anni 1531, 1542, 1556 e 1562.
(15) Durante il governo dell'arciduca Ferdinando II (1566-1595) l'esercitazione  degli Schiitzen ricevettte un grande impulso (istituzione di premi per i  tiratori migliori).
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