nelle guerre napoleoniche (1) - Il mondo degli Schuetzen

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nelle guerre napoleoniche (1)

Il tirolo e la sua storia > L'epopea degli Schuetzen
L'epopea degli Schützen nelle guerre napoleoniche (1)

tratto da
"La tradizione degli Schützen nel Tirolo di lingua italiana" Erich Egg
volume pubblicato dalla Compagnia Schützen "Major Enrico Tonelli" di Vezzano (TN)
Grafiche Futura Mattarello (TN)

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L'ombra della rivoluzione francese, scoppiata nel 1789, lambì presto l'impero austriaco, con il suo esercito sconsolato ed i suoi generali decrepiti. Certo, l'impero si era costituito a mezzo di matrimoni ben riusciti anziché con la forza del suo esercito, che - messo insieme alla l'infusa com'era - aveva ben poche speranze di battere l'armata popolare francese nata dalla rivoluzione.
  E così nel 1796, dopo una serie di luminose vittorie conseguite dai francesi in Lombardia sotto la astuta guida del generale Napoleone Bonaparte(22), la guerra si abbatté sul confine meridionale del Tirolo(23). Come era prevedibile l'organizzazione militare fallì, tanto che il consiglio regionale tirolese dovette subentrare e disporre l'immediato ripristino delle norme riguardanti la difesa territoriale abolite da Giuseppe II (struttura basata su milizia, tiratori e territoriali) nonché occuparsi del costante rifornimento dei magazzini di armi e munizioni. Il consiglio regionale lanciò inoltre un appello forte in direzione della difesa della religione e della patria e della fedeltà alla Principesca Contea del Tirolo unitamente al richiamo sulla necessità che famiglia e casa dovessero essere strenuamente difese da qualsiasi minaccia nemica. Grande fu l'eco suscitata da tale provvedimento, particolarmente nel Tirolo del sud, che era minacciato da vicino. E subito si disse: "Questo è lo spirito con cui nobili, cittadini e contadini scendono in campo per la difesa della patria". Il proclama napoleonico allegato in testa alle illustrazioni fece sicuramente poca impressione.
  Le atrocità commesse dai francesi fecero sì che le idee della rivoluzione avessero in Tirolo ben poca influenza. Quando Napoleone fece fucilare quattro miliziani prigionieri, i tirolesi minacciarono rappresaglie allo scopo di ottenere che i difensori della patria tirolese venissero trattati come soldati. Sull'esempio degli stessi francesi essi cominciarono a portare sul cappello una coccarda di colore verde-bianco (i colori degli Schützen) o bianco-rosso (i colori del Tirolo) o infine una combinazione di verde, bianco e rosso, che assumeva una marcata caratteristica "regionale"! La guerra degli anni 1796 e 1797 fu per il Tirolo del sud tempo di grande allarme, di preoccupazioni e di pericolo: le sue valli vennero occupate dai francesi per ben due volte, nonostante esse fossero state difese con ogni mezzo. Senza il richiamo della milizia e degli Schützen ed in qualche caso perfino della territoriale, il debole esercito austriaco non avrebbe saputo resistere. Esso era traumatizzato dall'idea di essere inferiore a quello di Napoleone, che non riuscì invece a spaventare i tirolesi.
  Il l maggio 1796 Napoleone convocò a Parigi l'Assemblea Nazionale in cui annunciò che si sarebbe subito mosso contro il Tirolo e che in tre settimane sarebbe arrivato in Germania. I comitati regionali alla difesa di Innsbruck e di Bolzano avevano fatto tutti i passi necessari per sollecitare il fattivo e sollecito intervento dell'imperatore Giuseppe II. Ed avevano subito disposto entro il 30 giugno lo schieramento della milizia di Montereale-Lavis con 79 uomini e di Trento con 130 uomini sul monte Baldo nonché il restante della Compagnia di Lavis (99 uomini) e la Compagnia delle Giudicarie nella valle stessa; infine della Compagnia di Arco (60 uomini) e di Rovereto (140 uomini) in Val di Ledro, della Compagnia di Primiero in Valsugana e di una di Fiemme a Telvana. Questi uomini avrebbero dovuto reggere l'urto dei francesi provenienti dalla Valsugana. In quei giorni successe che la Compagnia di Telvana con il capitano Giuseppe Paterno cadde prigioniera dei francesi riuscendo tuttavia a liberarsi pochi giorni dopo.
Frattanto i francesi, guidati da Napoleone e dal generale Massena,  si erano avvicinati alla valle dell' Adige dopo le battaglie di Vallarsa (3  settembre), di Rovereto (4 settembre) e Trento (7 dello stesso mese)(24).  Contemporaneamente altri francesi, marciando su Lodrone e la Val di Ledro,  avevano occupato Riva il 3 settembre arrivando il giorno dopo fino a Terlago. Ad  est, in Valsugana, erano riusciti ad occupare Borgo il 4 settembre. Per  contrastare l'avanzata dei francesi furono costituite in Fiemme quattro  compagnie al comando dei capitani Felice de Riccabona e Lorenzo Sighele. Poiché  intorno a S. Michele nella Valle dell' Adige stazionavano le truppe austriache,  i francesi decisero di aggirarle con un attacco portato attraverso la Valle di  Cembra, dimostrando con ciò di possedere - al contrario delle truppe austriache  - una grossa esperienza in fatto di guerra in montagna. Successe poi che in  Valsugana, a Novaledo, il sottufficiale Bernardino Dal Ponte della Compagnia di  Trento fece diversi prigionieri francesi, controllandoli con civiltà a conferma  che i tirolesi rispettavano la vita umana e non erano dei briganti.

Dal 3 al 7 settembre si susseguirono gli attacchi dei francesi  contro le posizioni austriache della Valle dell' Adige e per l'aggiramento delle  stesse attraverso Cembra e Segonzano. Qui le Compagnie di Arco, Ledro, Lavis e  Fiemme (due compagnie) si scontrarono con il nemico. Il tenente Stecher con 26  Schützen di Rovereto si spinse fino a Borgo mentre l'alfiere della Compagnia di  Primiero (capitano von Liebener) raggiunse la fortificazione di Kofel. Nel  Primiero stazionava il capitano von Graff (che in seguito ricevette la croce di  cavaliere dell'Ordine di Maria Teresa, la più alta onorificenza della monarchia)  e poteva contare sulla collaborazione delle Compagnie di Landeck e di Vipiteno  (battaglia di Castel Tesino). Queste compagnie del Tirolo tedesco erano state  destinate al sud in osservanza della vecchia ordinanza sulla difesa  territoriale.
 Il 27 e 28 settembre i  francesi tentarono nuovamente di rompere il fronte difensivo a Faedo,  Montecorona e Cembra. Negli scontri di Sover, Sevignano e Bedollo le compagnie  dei capitani Sighele e Baldessarini riuscirono a trattenere circa cinquecento  francesi, fino a quando non vennero loro in aiuto i territoriali dei tre comuni  di Sover, Sevignano e Valfloriana (chiamati alla lotta con le campane) al  comando di Pietro e Giovanni Vettori. Il richiamo dei territoriali di questi tre  piccoli comuni fu un fatto unico. E per questo le tre bandiere ed i due capitani  ricevettero la grande medaglia al merito, che riconosceva l'eccezionalità del  loro intervento. Anche il 31 ottobre si verificarono scontri a Sover e presso il  ponte di Segonzano, ad opera soprattutto di tre compagnie di Fiemme al comando  dei capitani Sighele, de Riccabona e Calderoni. I francesi vennero respinti.
 Nella battaglia che ebbe luogo a Brusago il 24 ottobre si  distinsero particolarmente il comandante degli Schützen maggiore Sebastiani ed  il capitano Baldessarini. Un certo numero di compagnie veniva, per ragioni  operative, riunito sotto il comando di un uffiiciale con il grado di maggiore  (anche se solo in tempo di guerra) mentre il comandante degli uomini dell'intero  Tirolo era un colonnello. Ma continuiamo. Sei compagnie del Primiero e del  Tesino (capitano von Graff) costrinsero alla ritirata i francesi e li  incalzarono fino a Primolano (scontri del 27 ottobre) ed ancora fino a Borgo il  31 dello stesso mese (tenente Bertolotti).
 In novembre i combattimenti si diffusero lungo tutta la linea del  fronte difensivo: Toblino, Terlago, Cadine(25),  Valle dell' Adige, Cembra, Pinè, Levico, Valle del Sarca, Torbole e Riva. I  francesi erano decisi ad aprirsi la via per il Tirolo settentrionale con ogni  mezzo. Gli scontri più duri ebbero luogo il 2 e 3 novembre a Sover e Lisignago  poi a Faver e Montecorona, posizioni che tre compagnie di fiemmesi al comando  del magggiore Sebastiani riuscirono a tenere. L'ordine era di difendere  Segonzano(26), Bedollo e Piazze, dove le  compagnie di Fiemme, Fassa e Lavis, coadiuvate dalle migliori compagnie del  Tirolo tedesco, non tremavano. Non solo, ma da quelle posizioni i maggiori  Sighele, Baldessarini e Giovannelli attaccarono i francesi. Non v'è dubbio che  l'esercito austriaco da solo non sarebbe assolutamente stato in grado di  respingere il nemico. Anche i francesi riconobbero il coraggio dei difensori  tirolesi. Il generale austriaco von Vukassovic riferì, a proposito degli scontri  di Bedollo del 2 novembre 1796: "Due compagnie di Schützen di Bedollo, con i  comandanti Riccabona e Giovannelli, si sono particolarmente distinte: non solo  hanno tenuto Bedollo ma anche la Guardia, Piazza e Rizzolaga, ucciso molti  francesi e fatto alcuni prigionieri."
 Il 5 novembre il maggiore Sebastiani entrò in Trento accompagnato  dal rullo dei tamburi(27). Il 6 novembre  i francesi si predisposero all'ultima battaglia nella stretta di Calliano; di  fronte avevano le Compagnie di Primiero (von Liebener), quella del comandante  Giuseppe de Betta (Trento), quella di Lavis e Sartori di Caldonazzo. Il tenente  Jakob Stecher assaltò Castel Beseno, fu ferito nella battaglia che seguì, poi  fatto prigioniero dai francesi e, pur liberato dallo Schütze trentino Benedetto  Dal Ponte, non sopravvisse alle gravi ferite riportate. Il maggiore Felice de  Riccabona espugnò Castelpietra, lo Schütze Pietro Vanzetta di Fiemme si  impossessò di un cannone e lo difese, benché ferito, contro tre ussari francesi.
Altri patrioti si distinsero in quelle tremende battaglie: tra loro il capitano  Sartori della Compagnia di Caldonazzo e Scipio e Ferdinando Bellutti, al comando  degli uomini di Folgaria e Lavarone. Fra la fine del '96 e l'inizio del '97 il  Tirolo fu liberato ma in Italia settentrionale l'esercito imperiale si trovava  in tremende difficoltà. Il 13 gennaio 1797 esso subì a Rivoli, alle porte del  Tirolo, una pesantissima sconfitta e perdette ventiduemila uomini; quel che  restava dell' esercito si salvò nel Tirolo settentrionale.
Ora il confine  meridionale era di nuovo occupato dai francesi e di conseguenza si prospettò un  ulteriore richiamo delle compagnie del Tirolo italiano. A Folgaria e Lavarone  stazionavano le quattro compagnie di Schützen del maggiore Felice de Riccabona,  in Valfredda, in Val Ronchì, a Brentonico ed a Nago le dieci compagnie del  maggiore Sebastiani, a Riva e Ledro sei compagnie del maggiore Giovanni Giacomo  Graff ed in Giudicarie e Val di Sole sette compagnie al comando del maggiore  Luigi conte d'Arco. Tutte le compagnie lamentavano la mancanza di fucili. De  Riccabona si recò di persona a Vicenza ed a Verona per cercare di ovviare alla  situazione. Evidentemente i francesi intendevano raggiungere 1nnsbruck o  avanzare attraverso la Pusteria per impadronirsi della Carinzia per poter poi  predisporre l'attacco di Vienna.
 Il 15 febbraio 1797 i francesi emanarono un nuovo proclama  indirizzato ai tirolesi di lingua italiana: "I francesi sono entrati in Tirolo  per liberare la popolazione e far capire alla gente la differenza fra la  mentalità francese e la tirannia austriaca". A queste minacce seguirono brutali  comportamenti nei confronti di tutti coloro che non avevano alcuna intenzione di  essere coattivamente arruolati nell'esercito francese come dimostrano le  fucilazioni avvenute in Trento. I militari francesi consideravano le regolari e  costituzionali formazioni Schützen in costume non al pari di una vera e propria  milizia bensì come gruppi di partigiani, insomma una specie di franchi tiratori  volontari, che si permettevano di sparare al di fuori di regole di combattimento  codificate.
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(22) - Prima invasione francese del  Tirolo (agosto-novembre 1796). Nel Trentino, già dalla fine di maggio, si aveva  notizia dei successi militari dei francesi i quali, battuto il Piemonte  (armistizio di Cherasco del 28 aprile 1796) ed occupata la Pianura Padana (in  particolare le città di Pavia, Cremona, Milano, Modena e Parma e poi Ferrara,  Bologna e Ravenna), si presentarono agguerritissimi al confine meridionale del  Tirolo (il generale Melas, con un'armata di diciottomila uomini diede battaglia  nelle Giudicarie, sulla Chiusa dell' Adige a Brentino Veronese e sul Monte  Baldo).
(23) _ I generali austriaci Alvinski e Wurmser furono battuti da Napoleone in  quanto le truppe austriache erano dislocate in quattro vallate (Brenta, Astico,  Adige e Sarca) e pertanto non potevano appoggiarsi vicendevolmente.
(24) _ L'8 settembre 1796 Napoleone  sconfisse l'armata austriaca guidata dal generale Wurmser a Bassano, mentre  proseguiva l'assedio di Mantova.
(25) Il 2 novembre il generale  austriaco Laudon, muovendosi lungo la Val di Non da Cles verso Denno e  Spormaggiore e dotato di artiglieria (aveva a disposizione anche una dozzina di  cannoni rinvenuti nel castello del conte Thunn), inviò un reparto formato da  dragoni e cacciatori che, al comando del colonnnello Daller, attraverso Fai e  Zambana si spinse fino a Terlago.
(26) _ Il generale francese Vaubois  fece avanzare da Cembra le più forti delle sue tre colonne, circa  duemilaottocento uomini della 85' brigata comandata dal generale Gaspard (ottimi  soldati). L'assalto fu diretto subito contro il castello ed il villaggio di  Segonzano, a sud- est di Cembra, nel profondo della Valle dell' Avisio. In  quella località ebbero luogo gli scontri più feroci della giornata, durante la  quale il nemico dispiegò una forza più di cinque volte superiore a quella dei  difensori. Gli Schützen diedero colà prova di tale ardimento e di coraggio da  far ricordare quel giorno fra i più onorevoli di quelli combattuti dagli uomini  del Tirolo. Perfino le due compagnie di reclute croate, destinate al loro  supporto, non furono da meno. Tutti tennero duro, sebbene inferiori per numero,  fino all'arrivo delle riserve di Vukassovic.
Da "Le lotte per la libertà del TIrolo negli anni 1796 e 1797" di August  Pardatsche/; 1998.
(27) _ Il 5 novembre anche il generale austriaco Laudon entrò in Trento,  accedendovi dalla parte del fiume Adige, che attraversò servendosi dei barconi  disponibili per il traghetto di Piedicastello.
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