nelle guerre napoleoniche (4) - Il mondo degli Schuetzen

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nelle guerre napoleoniche (4)

Il tirolo e la sua storia > L'epopea degli Schuetzen
L'epopea degli Schützen nelle guerre napoleoniche (4)

tratto da
"La tradizione degli Schützen nel Tirolo di lingua italiana" Erich Egg
volume pubblicato dalla Compagnia Schützen "Major Enrico Tonelli" di Vezzano (TN)
Grafiche Futura Mattarello (TN)

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Il prospetto che precede, che comprende attribuzioni di onorificenze dettagliatamente comprovate secondo minuziose procedure informative, dà un'idea del grosso contributo fornito dalle compagnie Schützen del Tirolo del sud - 36 in tutto - alla difesa del territorio tirolese nell' anno 1796 e dimostra senza ombra di dubbio ciò che fu fatto nel 1796 in termini di patriottismo e di difesa della patria. Lo stesso si può dire del 1797 se si pensa soltanto alla rinnovata occupazione del territorio tirolese, a quante esecuzioni sommarie vennero effettuate dai francesi ed a quante case e fienili vennero dati alle fiamme per volontà di Napoleone. E che dire delle bandiere che meritarono la citata onorificenza e del relativo significato patriottico: due compagnie di Fiemme (Sighele e de Riccabona), la Compagnia Sebastiani di Montereale-Lavis, la compagnia Santuari di Sover, la Compagnia di Rovereto (Graff) e di Fassa (Peristi)? E che dire delle onorificenze attribuite ai comuni di Sover, Sevignano e Valfloriana, unici comuni ad essere premiati in tutto il Tirolo per la grandezza delle gesta dei loro uomini migliori? E ben venne per tutti i premiati anche l'esenzione dalle imposte per tre anni; avrebbero pagato un ducato all'anno, come i non possidenti. L'arciduchessa Elisabetta, una sorella dell'imperatrice Maria Teresa, dal 1782 direttrice dell'istituto assistenziale nobiliare di Innsbruck, era per i tirolesi un'influente rappresentante della casa imperiale: fu lei a ricevere l'incarico di scegliere un certo numero di difensori e segnalarli in graduatoria per un premio in denaro. Questi vennero distribuiti nel corso di una solenne cerimonia alla Hofburg di Innsbruck il 29 luglio 1798. Prima di consegnare i premi essa dichiarò: "Ricevete questo premio per il nobile comportamento da voi tenuto di fronte a mille pericoli. Per questo il vostro imperatore vi premia e Dio vi benedice. Ciò mi rende fiera di appartenere alla nazione tirolese" .
  Ma altre onorificenze erano già state concesse il 7 settembre 1797: l'imperatore conferì a tutti i partecipanti agli eventi bellici del 1796 e 1797 una medaglia ricordo (in oro per gli ufficiali, in argento per gli altri uomini) che si aggiungeva alla medaglia al merito, ma portava una scritta in tedesco: "Ai coraggiosi difensori della patria -1797". Essa si portava con apposito nastro di colore bianco-verde. I caduti furono 69 nel1796, (di cui 34 tirolesi italiani), e 411 nel 1797 (69 i tirolesi italiani).
  Le conquiste della rivoluzione francese, poste nelle mani di soldati dediti al saccheggio e di ufficiali avidi di bottino, non riuscirono davvero ad essere convincenti e molte novità furono considerate in Tirolo come concetti di grande evidenza e praticità ma niente di più. Comunque, fra i tanti combattenti distintisi per il loro valore, due furono gli ufficiali di maggior spicco: il primo fu Lorenzo Sighele (1761-1829), diretttore dell'ufficio imposte di Lavis, che venne eletto dai fiemmesi capitano della loro compagnia. Egli ne prese il comando il 27 settembre 1796 e fra le varie battaglie di cui fu protagonista si ricorda quella di Sover, condotta con successo.
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Assieme al comandante della seconda compagnia di Fiemme, Felice de Riccabona, salvò a Brusago una intera compagnia austriaca dalla cattura. Il 2 novembre a Segonzano, con quaranta uomini, aveva fermato trecento francesi che tentavano di aprirsi una via nella valle ed a colpi di fucile e di pietra li aveva respinti verso un'unità di soldati austriaci. Ed il 6 e 7 novembre si era distinto nello scontro di Calliano contro i francesi in procinto di ritirarsi.
 Egli fu nominato maggiore e posto a capo di un gruppo di compagnie costituenti un distretto difensivo. Si ricorda che il grado di maggiore era il massimo grado operativo istituito per gli Schützen . Il grado di colonnello comparve infatti nella milizia e fu valido soltanto per il tempo di pace. Sighele poi combattè anche nel 1797. E nel 1801, con il suo battaglione di trecento uomini, si battè nel Caffaro ed a Storo e poi a Calliano. Dal 1801 al 1806 prestò servizio come capitano di un reggimento di cacciatori tirolesi e nel 1826 fu fatto nobile per meriti acquisiti "sul campo di battaglia".
 Il secondo era Bernardino Dal Ponte: nato nelle Giudicarie a Vigo Lomaso nel 1772, egli venne invece "dalla gavetta". La fucilazione di quattro patrioti nel settembre 1796 per ordine di Napoleone aveva notevolmente irritato i tirolesi. Come Schütze , dopo una marcia estenuante di quindici ore attraverso il Primiero e la Valsugana, Dal Ponte fece prigionieri a Novaledo cinque francesi mentre altri otto caddero nelle sue mani alla fine dello scontro che seguì. Ma nel portarli al comando li aveva trattati con estrema umanità e correttezza, al contrario di quanto facevano i francesi con i prigionieri tirolesi. E ancora: era stato lui ad evitare che il tenente Stecher venisse catturato quel 7 novembre (per quest'azione sarebbe stato poi decorato).
Nel 1799 fu eletto capitano della sua compagnia e nel 1809 lo troviamo addirittura comandante in Tirolo meridionale con giurisdizione diretta sulle quattro compagnie della Rendena.
A dir la verità merita menzione anche lo Schütze  Pietro Vanzo,  protagonista assieme ad Antonio Zucchelli della cattura di un cannone francese  nella zona del Sarca nonché di due navi militari piene di viveri nel porto di  Riva del Garda, azioni che valsero anche a lui la medaglia d'oro per benemerenze  di carattere militare (vale a dire la medaglia al valor militare in uso nell'  esercito austriaco).
Da citare, ancora, il Tiroler Schützenzeitung del 1851 che alle pagine 110, 113, 135 e 139 pubblicò una "galleria di tirolesi italiani benemeriti difensori della patria" (vi compaiono molti uomini, in maggioranza capitani):
- Marco Zanini - Compagnia Fiavè (battaglie di Fai del 12 febbraio e di Arco del  26 marzo 1797;
- Giuseppe Campi di Cles;
- Giovanni Battista Sartori di Casotto (Compagnia di Caldonazzo) - battaglia di  Beseno del 7 novembre 1796;
- Cristoforo Piazza di Ossana;
- Francesco Vecchietti di Malè - battaglia di Ponte Caffaro del 7 gennaio 1797;
- Marco Zorzi di Stenico e suo fratello Francesco;
- Carlo Zambotti;
- Giuseppe von Webern di Cavalese - battaglia di Calliano del 6 e 7 novembre  1796;
- Carlo Galvagni;
- Giuseppe de Betta di Trento;
- Giovanni Carlo Guella di Riva;
- Bernardino Dal Ponte;
- Domenico Rocchetti;
- Banal di Roncegno;
- Rocchetti di Trento;
- Lorenzo Sighele.

Alla Esposizione Regionale di Innsbruck del 1893 furono esposti i seguenti oggetti, a ricordo delle fulgide gesta di eroismo dei difensori:
- la bandiera della Compagnia Schützen del capitano Domenico Santuari dal  poligono di tiro comunale di Sover (1801 e 1813);
- lo stendardo giallo-nero dei volontari del distretto di Primiero, che nel 1796 combatterono a Bassano, dal poligono di tiro distrettuale;
- la bandiera della Compagnia Schützen di Civezzano dal poligono di tiro  distrettuale;
- la medaglia d'oro conferita a Domenico Santuari di Sover.
Carlo Primo d'Asburgo. Aveva 20 anni, parlava quasi una decina di lingue, era ammirato da tutti e da non poche principesse d'Europa
Al Tiroler Landesmuseum sono invece esposti permanentemente due nastri da  bandiera, uno giallo-nero con la scritta "Maria Teresa - Francesco II'' e  1'altro rosso bianco con scritto "Per Dio, il Sovrano, la Patria": ambedue  provenienti da bandiere di compagnie Schützen  tirolesi di lingua italiana  operanti negli anni 1796 e 1797.

Ed i canti dell' epoca testimoniano che i tirolesi italiani cantavano  esattamente come i loro camerati di lingua tedesca:
Tirolesi, tirolesi
Presto all'armi: ecco i francesi!
Deh, lasciate i patrj muri
E al rimbombo dei tamburi
Su correte a trionfar!
Avanti, avanti, o Galli
O bugher di Francesi
Che i fidi tirolesi
Stan pronti a guerreggiar;
dell'empietade, o mostri
l'Italia è già ripiena.
Ma cambiasi ora scena
Fra i monti del Tirol.

E in tal festa di sassate
e di palle ben calcate
Rovesciati, pesti e rotti
Balleranno i sanculotti
Contradanze e minuè

O infedele corsicano
tu ripeti la canzone
che le usanze del paese
che la nostra religione resteran ferme ed illese;
Son promesse alla francese.

Viva allor Cesare viva
Suoni pur l'eco giuliva
E la Fede vendicata
E la patria liberata
Tra i suoi figli esulterà

La Nazione Tirolese
Con pochissime parole
Si dichiara: che non vuole
Né danari alla francese
Né bravate alla francese
Né amicizia alla francese
Né la pace alla francese ....

Tirolesi valorosi
Agl'inviti bellicosi
contro i Galli fuori fuori
Quante creste a tre colori
Noi vedremo in aria andar!

Ma perché i combattimenti degli anni 1796 e 1797 vengono descritti con  puntigliosa minuziosità? Perché l'importanza di quegli anni per l'integrità  della terra tirolese fu veramente cruciale e per questo ogni azione difensiva  assunse un peso del tutto particolare. A differenza della massa degli uomini  inquadrati nell' esercito austriaco, obbligati a combattere dovunque, gli  Schtitzen operavano da secoli in un sistema di difesa territoriale perfettamente  corrispondente al loro concetto di patria, che li chiamava al massimo impegno  per difenderla. E ben oltre la splendida compattezza delle compaagnie  numerosissimi furono gli uomini che spiccarono per valore e spirito di  sacrificio. Capitani e maggiori provenivano dalla vita civile: era dunque da lì,  per quel che faceevano da civili, che i loro uomini li sceglievano come  comandanti (idem per gli ufficiaali subalterni e per i sottufficiali). Tutti li  conoscevano, tutti avevano fiducia in loro, più ancora nell' ora del pericolo.
Questo è dunque lo spirito che animò gli Schiitzen del Tirolo italiano quando,  quasi da soli, dovettero fronteggiare, per molti anni, 1'attacco dei francesi e  1'occupazione di gran parte della loro terra, correndo rischi ben maggiori dei  loro conterranei di lingua tedesca; ciò rese le loro gesta particolarmente  fulgide e degne di essere citate e ricorrdate con onore. Per non parlare della  povertà, dell' indigenza cui furono presto costrettti a causa delle razzie dei  soldati francesi, cosa che non toccò granchè i loro camerati di lingua tedesca.  Del resto sin dal 1487 era previsto che, in caso di attacco nemico (che per lo  più proveniva da sud), fosse proprio il Tirolo meridionale a dover predisporre  il maggiore e piu tempestivo intervento difensivo. Riguardo alle battaglie degli  anni 1796 e 1797 si deve citare un grosso ed assai obiettivo libro di Franz Kolb  (edito ad Innsbruck nel 1957): "Il popolo tirolese nelle battaglie per la  libertà del 1796 e 1797". Esso, si ritiene per la prima volta, sottolinea,  evidenzia e mette in luce l'eccezionale importanza della resistenza dei tirolesi  italiani in quegli anni, in quelle tragiche circoostanze.
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