battaglie Monte Baldo - Il mondo degli Schuetzen

Vai ai contenuti
Le battaglie del Monte Baldo           
Giugno - luglio 1796
         
HEIMATSCHÜTZENKAMPF  (Le patriottiche battaglie degli Schützen)
a cura di Corradini Augusto

pagina precedente: le invasioni francesi a Cimone (2)                                             pagina successiva:   Carlo Primo d'Asburgo

 Nel 1703 I' esercito francese forte di circa 20.000 uomini e diviso in tre tronconi principali attaccò il Tirolo per conquistare il cuore d'Europa. Gli Schützen istituiti meno di 200 anni prima reagirono improvvisando una qualche difesa, ma riuscirono ad ottenere solo qualche successo parziale.
In buona sostanza a salvare tutto il Tirolo da una stabile invasione fu senz' altro quel provvidenziale voltafaccia del Duca di Savoia che passò da alleato a nemico dei francesi.
Poco più di 90 anni dopo la nuova minaccia passò sotto il nome di Napoleone Buonaparte che, sia pure camuffato da principi liberalistici, lo scopo era sempre lo stesso. A non essere però più lo stesso era il sistema difensivo tirolese che memore del pericoloso e sempre nemico transalpino si riorganizzò.
Furono cosi istituiti nuovi reparti per presidiare adeguatamente i valichi alpini e ora, potenziando le segnalazioni con i fuochi, era possibile tessere una vera e propria rete difensiva.
Napoleone su campo aperto dimostrava di essere un rullo compressore tanto che, arrivando dal torinese alla fine del mese di maggio del 1796 con un esercito di 18.000 uomini, non incontrò che successi fin sotto Mantova. Quivi giunto capì subito che incontrando le montagne occorreva cambiare tattica. Divise quindi il suo esercito in quattro tronconi principali, ognuno dei quali sottodiviso in decine e decine di plotoncini, con il chiaro obiettivo di scardinare le alte difese territoriali, confluendo poi nlle vallate principali in una marcia che sulla carta, avrebbe dovuto essere trionfale.
Il Buonaparte contava sullo scarno numero dei difensori, oltretutto poco armati, che avrebbero affrontato la sua formidabile spedizione, sottovalutando in ciò l'orgoglio di quelle genti che nel combattimento in montagna erano state in assoluto dei precursori.
Preceduti da abili cartografi che si erano infiltrati in Tirolo nel decennio precedente col compito di mappare e pianificare cosi l'invasione, il contingente francese mosse l'azione. Il reparto interessato alle operazioni sul Baldo fu spezzato in due divisioni: una, da ritenersi la minore, fu imbarcata su navi alla volta di Malcesine. L'altra, da ritenersi la principale, presa a Caprino la Via Carlo V risali il Baldo. E non si deve credere infatti che le vie montane o pede-montane fossero di scarsa, importanza. Tutt'altro, basti pensare che tale strategia  rimase valida fino alla fine della prima guerra mondiale Questa via poi, detta di Carlo V (nipote dell'Imperatore Massimiliano I) presumibilmente lastricata in quell' epoca (XVI sec.) era via frequentata e quindi molto importante. Ai primi di giugno 1796 l'esercito transalpino aveva oltrepassato la Madonna della Corona e decise di accamparsi poco sotto Ferrara di Monte Baldo fortificando la posizione. L'allarme generale, partito da Trento, fece subito confluire a Rovereto lo Stato Maggiore Austriaco che sotto il comando del Generale Melas, si porto sul Baldo. Per la difesa fu scelta la zona dell'attuale Malga Artillone dove fu posto l'accampamento logistico e costruito un muraglione verso sud in tutta fretta. Resti il tale muraglione e della strada Carlo V sono ancora oggi visibili in loco.
11 18 giugno arriva a Rovereto la prima compagnia di Schützen di Trento comandata dal Capitano De Betta forte di circa 100 uomini. Ma il Generale Von Ertl dello Stato Maggiore nell'ispezionarla la trova insufficientemente armata. Ordina quindi il ritorno a Trento di circa 70 Schützen per riarmarsi adeguatamente. Questo contrattempo fa modificare i piani di rinforzo previsti. Egli e infatti costretto a chiamare la Compagnia Schützen di Rovereto forte di circa 135 uomini e comandati dal Capitano Francesco Resmini, evidentemente adeguatamente armati, più un contingente proveniente da Castelrotto. Le due compagnie riunite in un unico battaglione sono comandate a partire subito e a prendere posizione poco sotto Passo Cerbiolo, lei dove esistono ancora trincee della guerra del 1703 e dove si presume possono ancora tentare di passare i francesi. I rimanenti Schützen (una trentina) della De Betta vengono quindi dirottati invece verso Bocca di Navene per individuare eventuali altre sortite di truppe nemiche risalenti dal Lago di Garda.
In quell'epoca gli Schützen avevano in dotazione i cosiddetti fucili Stützen (armi ad avancarica con canna rigata diam. 12 mm. e attrezzati per l'innesto della baionetta per l'attacco ad arma bianca). Completavano l'armamento i moschetti, tipo di fucile corto d'epoca precedente, più qualche arma da caccia. L'attacco napoleonico, improvviso, parte alle 2,30 di notte del 26 giugno proprio dal Passo del Cerbiolo e, sulle prime, sorprende e disperde il contingente tirolese si ipotizza fino all'attuale Pian delle Ceneri. Questi però riunitisi e , riorganizzatisi passano al contrattacco e ributtano coraggiosamente al di là del passo gli invasori. Neanche tre giorni dopo l'attacco viene portato da Malcesine. Nonostante che navi cannoniere partite da Riva abbiano respinto il contingente navale costringendolo a prendere piede solo tra Torri e Brenzone, un plotone di "sanculotti" raggiunge Malcesine a piedi e da lì risale per un antico sentiero che porta poi, aggirando le cime del Ventrar, a sbordare nel cuore del Baldo. Per riuscire meglio nell'impresa anche questa viene portato di notte. Tuttavia l'esiguo numero del plotone (circa 50 uomini) non costituisce problema e la Compagnia del De Betta, che nel frattempo logicamente e stata integrata dal resto dei suoi uomini, quei 70 cioè di ritorn da Trento, sventa anche questa penetrazione.
Per i giorni successivi però e tutto un fiorire di incursioni, sporadiche da una e dall'altra parte senza alcun  vero possesso di territorio da parte dello straniero.
Il Generale Melas dalla sua postazione logistica in Artillone, preso atto della stagnante situazione, decide alla fine di luglio di quell'anno di attaccare e sbaragliare il campo francese alla Ferrara. L'azione riesce in pieno anche per l'appoggio degli Schützen ed i francesi vengono cacciati. Cosi ai primi di agosto la missione napoleonica sul Baldo può dirsi fallita, tanto che il Capitano De Betta si preoccupa di procurarsi "il benservito" di battaglia al suo prossimo rientro a Trento.
L'armata francese e costretta a far notizia in luoghi lontani dal Baldo e gli ultimi giorni che gli Schützen passano in servizio, passato il pericolo, sono quasi da ... meritata villeggiatura.
Email Address info@ilmondodeglischuetzen.it

TUTTI I DIRITTI RISERVATI
Torna ai contenuti