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2018_03_14 13 marzo 1793: inizia la prima guerra di Vandea

Il mondo degli Schuetzen
Pubblicato da in storia ·
Tags: vandea2018
Quello della Vandea è il primo genocidio della storia ideologica del mondo contemporaneo.


13 marzo 1793: inizia la prima guerra di Vandea, che vide il popolo della Francia nordoccidentale insorgere contro il governo rivoluzionario, dopo averne subito per anni i soprusi. Infernale la risposta dei giacobini, i quali, fra l’agosto e il novembre 1793, vararono ben tre leggi per programmare lo sterminio dei Vandeani. Così, da fine gennaio (a guerra vandeana conclusa nel dicembre 1793) fino a luglio 1794, furono eliminate circa 117.000 persone, oltre il 70% delle quali donne. In quello sterminio, i giacobini inventarono le camere a gas sigillando alcuni edifici riempiti di esalazioni tossiche e infierirono sui cadaveri utilizzando poi il grasso dei corpi per ungere le ruote dei carri. Come mai a scuola questa storia non viene raccontata? Semplice: perché i Vandeani erano cattolici. Molto cattolici. E gli orrori, ieri come oggi, non sono tutti uguali. Oggi ricorre l’anniversario dell’insorgenza lealista e legittimista: è doveroso un Requiem aeternam per tutti i Vandeani che, sconfitti in questo mondo, sono stati poi elevati alla gloria degli altari di Santa Madre Chiesa. Diue est le Roi! ("Dio [è] il Re".)
 
Il nome stesso Vandea viene eliminato, deve scomparire. Si assegna un nuovo nome alla Vandea chiamandola “dipartimento Vendicato”, per esprimere appunto questa volontà di ripopolare quella parte di Francia un tempo abitata da “cattivi francesi”.
Quello della Vandea è il primo genocidio della storia ideologica del mondo contemporaneo. Le Colonne infernali, tagliagole al comando del generale Louis Marie Turreau, devastarono la regione con feroce acribia cartesiana. Fucilazioni, annegamenti, falò di parrocchie zeppe di civili, camere a gas.

La Vandea è un dipartimento della Francia, situato sulla costa atlantica. Nel 1793 la popolazione locale, composta soprattutto da contadini fortemente conservatori, legati alla tradizione cattolica, alla nobiltà e alla monarchia, si ribellò contro il governo di Parigi: non accettava alcune sue decisioni, come la costituzione civile del clero (metteva gli ecclesiastici sotto l’autorità dello Stato, sottraendoli a quella della Chiesa di Roma), e la coscrizione obbligatoria, necessaria per difendere il Paese dagli attacchi di Prussia, Austria e Inghilterra. La Convenzione (il parlamento nato dalla Rivoluzione del 1789) non poteva tollerare una minaccia interna così grave proprio mentre gli eserciti europei coalizzati, con i quali i nobili vandeani erano in contatto, si preparavano a invadere la Francia, e ordinò all’esercito di reprimere la rivolta. Ci riuscì il generale Hoche, ma solo nel 1795 e a prezzo di terribili massacri. La Vandea si ribellò ancora contro il governo di Parigi nel 1799 e nel 1815.
La repressione dell’insurrezione
 
In seguito alla prima sconfitta dei vandeani nella battaglia di Nantes, nell'agosto 1793 la Convenzione decise di porre fine definitivamente all'insurrezione vandeana. Nei mesi seguenti verranno promulgate diverse leggi che indicavano i metodi da utilizzare per sconfiggere i vandeani: il 1º agosto 1793 fu approvata una legge che prevedeva di dare fuoco a tutti i boschi della Vandea nei quali si nascondevano gli insorti e di requisire ogni loro bene; il 1º ottobre 1793 si ordinò lo sterminio fisico di tutti gli abitanti dei territori insorti, principalmente donne e bambini, le prime in quanto "solchi riproduttori di mostri" e i secondi in quanto "futuri briganti" (definizioni di Carrier usate in alcune lettere private), come unica soluzione per porre fine all'insurrezione e in un articolo de "Le Moniteur", Barère, membro del Comitato di salute pubblica, scrisse:
 
«Distruggete la Vandea! Valenciennes e Condé non sono più in potere dell'austriaco; l'inglese non si occuperà più di Dunkerque, il Reno sarà liberato dai prussiani; la Spagna si vedrà frazionata, conquistata dai meridionali [...] Distruggete la Vandea e Lione non resisterà più, Tolone insorgerà contro gli spagnoli e gli inglesi, e lo spirito di Marsiglia si ergerà alle altezze della rivoluzione repubblicana [...] La Vandea e ancora la Vandea, ecco il tizzone politico che divora il cuore della Repubblica Francese; là bisogna colpire [...] Bisogna devastare fino a quando possono sopportare [...]»
 Infine il 7 novembre 1793 fu decretato il cambio di nome del dipartimento, sostituendo "Vendée" con "Vengé" ("vendicato"): con questo termine volevano indicare che i repubblicani avevano "vendicato" il dipartimento, riconquistandoli dai "banditi" ora sconfitti.

La Vandea è nomen omen del massacro di innocenti, al pari della notte di San Bartolomeo, di Guernica, di Srebrenica. Eppure in Francia, a distanza di oltre due secoli, la Vandea resta uno scandalo difficile da maneggiare. La parola “Vandea” fino a pochi anni fa era sinonimo di cattolico reazionario. Sono i “chouans”, gufi maledetti. Baciapile, nemici della Rivoluzione, servi dei nobili, sanguinari. Di Vandea si è tornati a parlare in Francia, in Parlamento, sui giornali e sugli schermi televisivi. L’Ump, il partito di opposizione, ha presentato in Assemblea nazionale un disegno di legge che ha lo scopo di riconoscere il “genocidio vandeano”, che ebbe luogo, a più riprese, tra il 1793 e il 1796 per opera delle truppe rivoluzionarie di Robespierre nei confronti degli abitanti della regione contadina della Vandea. I sostenitori della tesi del genocidio parlano di una “congiura del silenzio”, in cui la politica e la storiografia avrebbero cospirato perché cadesse nell’oblio il grande sacrificio dei vandeani, colpevoli di aver difeso le loro convinzioni religiose contro il nuovo potere ateo e giacobino. Le “colonne infami” repubblicane compirono spietati massacri contro i vandeani, lasciando sul terreno dai duecentocinquanta ai trecentomila morti.
 
“Se approvasse la proposta sul genocidio, la Repubblica accetterebbe per la prima volta di guardarsi allo specchio”, ha scritto sulla rivista Causeur lo storico Frédéric Rouvillois. “Per la prima volta riconoscerebbe il terribile delitto che ha segnato l’inizio della propria storia”.



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