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2018_11_17 Fiera di Primiero

Il mondo degli Schuetzen
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2018_11_17 Fiera di primiero
- i reduci trentini   dell'esercito d'Austria e Ungheria prigionieri ad Isernia. Serata   con la signora Luciana Palla nel palazzo delle miniere a Fiera di   Primiero. Presente una mostra sulla prima guerra mondiale.
L’internamento ad Isernia, allora in provincia di Campobasso, degli   ex soldati del disciolto esercito austro-ungarico già rientrati   nelle loro case a guerra finita. Per essi fu una esperienza molto   pesante, anche perché ormai si credeva che, dopo l’armistizio del 4   novembre 1918, nulla di grave potesse accadere. Fu questo un   comportamento non proprio glorioso, da parte della nuova “patria”   italiana verso i nuovi sudditi trentini “irredenti”. Il ritrovamento   di alcuni diari di ex prigionieri trentini ha dato la possibilità di   approfondire il periodo del viaggio, le condizioni del soggiorno ad   Isernia e del ritorno definitivo a casa. E’ una di quelle storie   nefande messe a tacere fino al tempo presente per motivi di   opportunità politica ed ancor oggi poco raccontate. E’ un tassello   di quell’insieme di desolanti vicende di profughi, internati,   prigionieri di ogni fronte, che l’evoluzione autoritaria degli stati   in guerra creò e che continuò anche a guerra finita. Tutto questo   nasce dall’invio di un telegramma da parte del presidente del   consiglio Emanuele Orlando al generale Armando Diaz in cui diceva:   “Io ritengo che il primo atto che formalmente si deve compiere è la   dichiarazione di prigionieri di guerra di tutti i militari che già   appartennero all’esercito austro-ungarico, salvo consentirne la   liberazione ed il ritorno al domicilio di coloro che appartengono   alle terre da noi occupate, la cui liberazione deve avvenire sotto   due condizioni: primo, che sia opportunamente verificata   l’appartenenza territoriale suddetta. Secondo: che l’individuo non   risulti per se stesso terribile. Tali norme io dichiarai ai deputati   del Trentino che si sarebbero dovute applicare agli italiani   redenti”. La genericità del testo lasciava spazio a varie   interpretazioni. Sta di fatto che due giorni dopo il telegramma fu   emesso un bando che ordinava di presentarsi entro il 2 giorni. “alle   autorità militari per essere inviati in Italia”. Per quanti   ubbidirono cominciò così l’esperienza di prigionia ad Isernia che   segnò la vita di tutta la comunità trentina oltre a quella dei   protagonisti.

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